La PolinesiaGentile lettore, indicherò qui di seguito alcune brevi informazioni riguardanti la Polinesia e quindi lo stile di cui in questi anni è cresciuto l’interesse a riguardo, nel campo dei tatuaggi.
La sua posizione geografica è da collocarsi al centro dell’Oceano Pacifico ed i tre grossi centri di quest’ arte sono la Nuova Zelanda, le Isole Samoa e la Polinesia Francese.
Il tatuaggio neozelandese, indicato generalmente come “MAORI” esprime la sua massima espressione nel tatuaggio del viso, chiamato “MOKO” – una volta destinato ai re, poi successiva-mente diffuso anche tra gli schiavi maori per evitare che avventurieri occidentali approfittassero di questa rarità per decapitare i regnanti e vendere nel mondo occidentale tali trofei ( molti musei americani e londinesi espongono ancora simili reperti).

Gli stessi re fornivano “teste” decorate per evitare di perdere la propria.

I Tatuaggi neozelandesi divenuti celebri grazie al film “ Once were warriors” e cantanti come “Robbie Williams” ora iniziano a diffondersi maggiormente anche per la loro capacità estetica di coprire grandi superfici, con tratti eleganti e senza troppi dolorosi riempimenti indicano generalmente la vita delle persone e gli episodi della stessa che si materializzano in linee maggiori che si intersecano con altre minori. Il tatuaggio samoano è un tatuaggio per intenditori ossia tuttora non esiste una vera commercializzazione di questo stile in Europa ed i segreti di quest’arte sono custoditi gelosamente dai maestri indigeni che la eseguono perlopiù a mano.

Chi volesse tatuarsi non ha altra scelta che rivolgersi agli artisti in loco od ai Samoani che frequentano le varie conventions europee.

Il tatuaggio Polinesiano oggi.
Il t. polinesiano, così come viene generalmente chiamato, in realtà sarebbe più opportuno definirlo “marchisiano” ossia proprio delle isole Marchesi, l’arcipelago 1500 km a nord di Tahiti che vede la culla ideale di questa arte. Proprio in queste isole, dove tutt’ora molti e bravi incisori di legno realizzano opere d’arte con decori che comunemente ritroviamo nei tatuaggi che tutti noi conosciamo, i maestri del tatuaggio ornavano i corpi di principi e re polinesiani con disegni di grande fantasia, precisione e bellezza tanto da costituire una casta a se’ nella loro società, privilegiata e rispettata da tutti. Questi artisti, venivano lusingati da inviti e compensi per il loro lavoro ed invitati in tutto l’arcipelago della Polinesia, dove si recavano in occasione di celebrazioni ed avvenimenti locali, diffondendo così in tutto il Pacifico la bellezza della loro arte.
Nei secoli, diventando sempre più Tahiti il centro economico e di maggior potere regale, questa migrazione di artisti si indirizzò maggiormente verso questo centro, configurandolo come capitale del tatuaggio, anche se i maestri che si succedevano nei ruoli di tatuatori, continuavano a provenire dalle isole Marchesi. Questo genere di pratica, che si acquisiva come un dono che si riceveva dal proprio maestro era comunque sempre affiancata da diverse altre pratiche artistiche come l’incisione del legno o la pittura e rappresentava il completamento del percorso artistico individuale di questi uomini.

Con l’avvento della colonizzazione francese durante il XIX secolo e la crescente diffusione del cattolicesimo, le pratiche tribali come appunto il t. vennero sconfessate se non addirittura vietate per mantenere il predominio della cultura occidentale su quella locale e completare la colonizzazione anche culturale dei popoli polinesiani, da sempre considerati ribelli e di non facile sottomissione.

Nel novecento, più precisamente nel dopoguerra, la cultura occidentale spinse pian piano le grandi potenze a considerare i popoli colonizzati non più come delle entità da assorbire all’interno della propria cultura, ma bensì come particolarità da rispettare e rivalutare nella loro originalità e così facendo, le maglie della censura e controllo, lentamente si allargarono, lasciando riemergere gli elementi culturali locali, mai dimenticati, ma comunque indeboliti dal lungo esilio culturale a cui erano stati destinati per decenni. Proprio a cavallo di questa rinascenza culturale e artistica, alla metà degli anni 80 il tatuaggio riprese vigore, grazie all’intervento dei maestri Samoani che proprio durante il 1° festival culturale del Pacifico, dove tutti i popoli si incontravano per la prima volta dopo un forzato allontanamento durato più di due secoli, dovuto alle dispute territoriali da parte delle potenze coloniali, essi mostrarono ai tahitiani quest’arte come se fosse stata la prima volta. Da quel giorno vi fu un crescendo della riscoperta del tatuaggio e della sua diffusione anche a Tahiti e grazie anche al lavoro di un tedesco Karl Von der Steienen, antropologo del XIX sec che con pazienza e precisione disegnò, riportando centinaia di motivi ornamentali del tatuaggio marchisiano e permise così la conoscenza alle generazioni contemporanee l’arte del loro passato e lo raccolse in un affascinante libro enciclopedico tutt’ora a disposizione di tutti. Oggi molti motivi tatuati, prendono ispirazione da quelle tavole originarie, ma se ne discostano per fantasia, capacità interpretativa degli artisti e innovazioni con l’introduzionedi nuovi elementi attinti dai loro miti; tutti i tatuatori polinesiani sono in possesso di queste tavole antiche, magari anche solo parzialmente fotocopiate, ma comunque sempre a disposizione per poter riscoprire le proprie origini e fornire nuove ispirazioni; di una cosa comunque potrete essere sicuri, nessuno di loro oserà mai copiare nessun motivo da esse poiché appartenute a loro antenati e quindi legate indissolubilmente alla persona che le portava e come tali, uniche e irripetibili, incorrendo altrimenti nel rischio di incappare nelle ire degli spiriti dei defunti e nella mala sorte.

I motivi di oggi assumono forme variegate, quasi in una gara tra artisti per poter dare ai disegni forme più belle e originali, sempre più leggere e plastiche, abbandonando la rigida ortodossia di quelle più antiche, squadrate e pesanti, dai grandi riempimenti neri.

Dal punto di vista dei contenuti culturali, una volta l’elemento primario per l’esecuzione di un tatuaggio era il significato che si attribuiva, ossia si partiva da esso per comporre un motivo; oggi l’elemento decorativo prevale, anche perchè se da un punto di vista artistico vi è stata una rinascita, essa non è stata però accompagnata da un approfondimento culturale, così che molti artisti polinesiani, non conoscono neanche tutto quello che essi tatuano.

Per ulteriori approfondimenti comunque, circa il tatuaggio polinesiano e i suoi significati, vi rimando al completamento di un mio libro illustrato da foto e disegni esplicativi di prossima uscita, che sto componendo in questi mesi di inizio 2004. Vi invito a contattarmi più avanti, verso la metà dell’anno per maggiori informazioni circa questa pubblicazione.