
La convention della città di Sibu nel Sarawak (Malesia), è stata organizzata dal 25 giugno al 1° luglio 2007 da Ernesto in contemporanea con il Festival della cultura, appuntamento che come nelle più classiche feste di paese (a cui noi siamo stati abituati), unisce avvenimenti culturali con venditori di pentole e automobili in un unico caotico evento serale. Il sito era preddisposto in un parco pubblico fuori città, generalmente destinato a ricostruire l’ambiente dove i nativi viveveno in simbiosi con la natura fino a pochi anni fa, poiché anche per essi, tale originalità oggi é andata perduta in favore di una vita moderna, di città; in questo modo anche le giovani generazioni sono in grado di percepire il lato originario di una parte del popolo Iban.
L’innaugurazione della “tre giorni” è iniziata con simpatici vecchietti in abiti tradizionali e belle ragazze ornate nei tipici vestiti IBAN che tra un canto e una danza, benedicevano tutto e tutti, grazie anche ad un gallo spaventatissimo (…e per non perdere la vena sadica di ogni rito) le cui creste erano state leggermente tagliate per far cadere alcune gocce di sangue e rendere più efficace la “benedizione; pace e bene è sceso su tutti e i così abbiamo potuto iniziare a tatuare.
Durante la cerimonia gli anziani apparivano “veri” nelle loro vesti e seppur imborghesiti anch’essi, si vedeva la loro reale appartenenza a tribù e ad una più profonda cultura, soprattutto per i loro tatuaggi in vero stile Sea Iban, grandi, visibili, sbiaditi dal tempo in aperta sfida a quelli più nuovi e perfetti dei giovani, ma privi di qualsiasi fascino. La sistemazione di lavoro a me destinata, per mia fortuna era quella nello stesso sito del palco principale dove il pubblico soggiornava maggiormente per ascoltare la musica, quindi ero veramente nel clou dell’evento. Molte band si alternavano sul palco ogni ora e alcune musiche ancora ora risuonano nei miei ricordi per la loro freschezza e originalità.
Originale anche per l’orario, la convention iniziava alle 9 del mattino e terminava alle..”prime ombre della sera”..intorno alle 17, proprio perchè il sito, tutto all’aria aperta, senza illuminazione non permetteva altro. Il primo giorno è stato tranquillo; non molti avventori e tempo in più per tutti per conoscersi e scambiare parole; assistere agli show e ambientarsi.
Nel nostro sito vi erano gli spagnoli di TRIMUR Tattoo studio, il giovane argentino Naz, Patty Kelly (Avalon Tattoo), cinesi di Bejin, uno studio locale, uno delle filippine oltre ad il sottoscritto; gentili hostess locali ci permettevano di comunicare anche con chi l’inglese non lo parlava: devo ringraziare la mia, guida, Cecilia che si è dimostrata attenta e utile per ogni cosa.
Il secondo giorno è stato di ben diversa intensità; pieno e indaffarato fin dall’inizio…: devo ricordare con piacere due persone : un cinese che molto insistentemente ha voluto un tatuaggio, ha insistito e fatto tanto finchè non l’ha ottenuto, passando davanti ad altri già in attesa. E’ stato così contento che il giorno successivo ha rifatto un polinesiano secondo il mio stile, regalandomi inoltre un paio di ciabatte e del caffè locale per ringraziarmi e raccomandarmi sua nipote per un altro tattoo. Ricordo inoltre una ragazza australiana che ora porta con orgoglio un mio polinesiano fuso con una bella peonia…; una bella sintesi tra il tribale e il giapponese, secondo una mia nuova ricerca in questa direzione artistica.
La serata si è conclusa in città, una brutta città, priva di qualsiasi fascino la cui economia è basata solo sulla commercializzazione di beni di consumo locali, nella cui piazza centrale però in quei giorni si teneva il Festival della cultura. Un grande spiazzo nel quale sorgevano 3 grandi palchi destinati a rappresentazioni tipiche cinesi, malesi e per bambini.
Il palco dei nativi locali era il nostro; era il più seguito di tutti e si svolgevano rappresentazioni di riti tribali, benedizioni, suoni, danze, imitazioni di accoppiamenti e lotte danzanti con un discreto effetto coreografico anche se dopo più di un ora di suoni inusuali, il tutto risultava un pò noioso e ripetitivo. Il terzo giorno, l’ultimo, iniziava già con un pò di nostalgia con la consapevolezza che era l’ultimo; infatti se lo spirito del primo giorno era quello dell’alieno caduto per sbaglio sulla terra, il secondo grazie al calore della gente assomigliva più alla vita di una Rock-star; celebrati, osannati, richiesti per 1000 foto, destinati ad abbellire album familiari con bambini, in coppia di giovani e simpatiche fans, poliziotti e vecchietti…: come se noi vedessimo un primitivo in abiti tipici e desiderassimo avere un ricordo con lui, là eravamo noi le rarità da incorniciare…!. Sorprendente infatti era la sorpresa della gente che incontravamo per la strada; a prima vista non ci notava, ma una volta inquadrati, spalancava gli occhi e sgomitava al distratto vicino, che o salutava o dopo averci studiato da cima a fondo, girava gli occhi da un’ altra parte come se non ci avesse notato per nulla……! Per non parlare delle commesse dei negozi che si svegliavano di colpo dalla loro apatia, o rosse in volto non sapevano più cosa fare e imbarazzatissime cercavano una nuova occupazione che le distraesse da noi…. Solo le più intrepide si rivolgevano con l’internazionale “hello!” O “Nice tattoo, Sir!”, ottenendo l’ammirazione delle amiche.
Anche l’ ultimo giorno sono riuscito a fare 2 ottimi lavori; uno al nipote dell’amico cinese e ad un ragazzo inglese che già ebbi l’occasione di incontrare a Derby qualche anno prima tatuando la sua ragazza, anch’essa presente e tutt’ora riconoscente del suo vecchio tatuaggio.
Alle 17 la fine della convention era ancora lontana, perchè come annunciato, incominciavano balli, canti e musica fino alla notte… birra a fiumi, scambi di saluti, di souvenirs, altre foto ecc..
Una grande serata, per celebrare un gran evento culturale per questo popolo!.
Ernesto, il leader dei Borneo Headhunters, ha organizzato questa convention perfettamente; offrendo ospitalità, amicizia e supporto a tutti noi, in un ambiente nuovo e sconosciuto, ma grazie a lui e allo spirito della gente locale, in breve familare ed entusiasmante per tutti.


