Eschimesi e aleuti praticavano il piercing e avevano sviluppato particolarmente la tecnica cosiddetta del labrets, cioè fori praticati a metà del labbro inferiore e gradualmente allargati.
Erano gli uomini a seguire questa usanza e non disdegnavano di inserire monili alle orecchie e al setto nasale; in occasione di eventi particolari, i monili da naso erano accessoriati con pendenti d’ossi, conchiglie o vetro che talvolta erano agganciati a fori praticati sotto le labbra. Alcuni studi antropologici hanno reso noto che la prima incisione per l’inserimento del labret veniva eseguita venti giorni dopo la nascita e all’incisione seguiva un bagno di purificazione; con lo stesso rito veniva praticato il foro nel setto nasale. A cosa serviva?
Semplice, i labrets segnavano il momento di passaggio al mondo adulto, e in particolare per un ragazzo il divenire cacciatore. Verso la fine del XVIII secolo fra gli eschimesi queste pratiche iniziarono a scomparire mentre rimasero vive per gli aleuti fino al XIX secolo.


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