Mai come in questa fine millennio il continente africano ha influenzato massicciamente il mondo occidentale, soprattutto per quel che riguarda diverse forme d’arte. Prima su tutte è senza dubbio la musica, i cui ritmi tribali ben si sono fusi con sonorità più spiccatamente occidentali.
Anche per quanto concerne il piercing non mancano esempi importanti mutuati in Occidente dalle culture africane dato che, proprio all’inizio di questo secolo, questa pratica ha trovato nel continente nero il suo momento di massimo splendore. In Africa la ricerca del corpo, che si esaltava in occasione di feste o cerimonie, raggiunse con i primi del Novecento un’accuratezza ornamentale straordinaria: acconciature spesso gigantesche e complicate, monili di vario genere, pitture corporali, decorazioni ottenute mediante cicatrici e scarificazioni.
Pratiche di deformazioni permanenti si registrano tra i popoli Masai, Mursi e Sarakava; presso i Masai le donne portavano nei lobi giganteschi rocchetti metallici che li deformavano a tal punto da farli pendere fino alle spalle.
Anche la bocca veniva coinvolta nei riti di deformazione attraverso l’inserimento di dischi labiali, operazione che aveva inizio con la foratura del labbro inferiore effettuata in tenera età.
Il primo foro veniva effettuato con l’aiuto di una spina o di un ago, alla cui estremità era annodato un filo che impediva la cicatrizzazione. Ogni due o tre mesi venivano poi inseriti dei bastoncini di diametro sempre maggiore, sostituiti poi con dischi di legno o argilla. Il tempo faceva sì che tra l’attaccatura del labbro (sia inferiore che superiore) e il labbro stesso si formasse uno spazio di notevoli dimensioni capace di contenere un piattello labiale inferiore enorme.
Per inserire piattelli sempre più larghi era necessario rimuovere i quattro incisivi inferiori, un’operazione che coinvolgeva le ragazze nell’età della pubertà; aumentare la misura significava rendere la figura della donna più potente e prestigiosa agli occhi degli uomini proprio come la grande sofferenza da lei sopportata negli anni con spirito di sacrificio e competitività. Oggi gli uomini Masai, in Kenya, hanno ancora lobi allungatissimi e si acconciano i capelli con treccine simili a quelle dei rasta; le donne invece si infilano file di collane al collo e anelli alle orecchie dalle forme tonda o allungata.
Capita frequentemente che per far risaltare i propri gioielli molte donne si rapino a zero i capelli; quando i collari vengono ornati di lunghe strisce blu significa che le donne sono sposate, così come quando portano lunghe bande di tessuto appese alle orecchie. Altro segno importante di cui tenere conto, sono alcuni tipi di orecchini: se la donna porta decorazioni di foggia particolare, significa che è appena stata circoncisa.
Presso i Mursi l’uso del piattello è ancora diffuso.
I Kanuri, popolazione che vive a nord est della Nigeria, si applicano una sorta di doppio tappo sui lobi delle orecchie e si decorano il viso con scarificazioni sulle guance; il significato di questo rito è di carattere prettamente religioso.
I guerrieri Potok portano nel setto nasale una foglia d’albero, il disco labiale e cicatrici sulla schiena; le donne vengono circoncise e dipinte poi di bianco; alle orecchie portano anelli di ottone, cinture di ferro ornate di perle e bracciali, mentre alcune parti del corpo vengono scarificate.


Commenta!